DI DONNE, DI ARTE E DI CUCINA

“Per secoli le donne hanno avuto la funzione di specchi dal potere magico e delizioso di riflettere raddoppiata la figura dell’uomo. (…) Questo serve a spiegare in parte il bisogno che tanto spesso gli uomini sentono delle donne. E serve a spiegare la misura del loro disagio se colpiti dalla critica femminile; l’impossibilità per la donna di dire “questo libro è brutto”, “questo dipinto manca di personalità”, o qualunque altra cosa, senza suscitare molto più dolore e molta più rabbia di un uomo che esprimesse le stesse critiche. Perché se lei comincia a dire la verità, la figura nello specchio si rimpicciolisce; viene eliminata la sua idoneità alla vita. Come potrà continuare a giudicare, civilizzare gli indigeni, emanare leggi, scrivere libri, vestirsi a festa e sproloquiare ai banchetti, se non riesce a vedersi a colazione e a cena almeno il doppio di quanto è realmente?”
Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé

In questo celebre saggio, la Woolf riflette sulla condizione delle donne e sul loro rapporto con la creatività, mostrando quanto spesso il talento femminile sia stato invisibile o sottovalutato. Queste parole ci ricordano quanto a lungo la genialità femminile sia stata nascosta o relegata ai margini. Eppure, tra le cucine domestiche, le botteghe d’arte e le corti rinascimentali, le donne hanno generato cultura: ingredienti che diventavano sapori, gesti quotidiani elevati a forme d’arte, talento espresso senza firma e spesso invisibile agli occhi della storia.

Nel nostro ristorante questa consapevolezza è concreta. Ci sono donne a guidare la sala, a dare forma ai piatti, a creare esperienze che parlano di cura, tecnica e sensibilità.

Accade lo stesso quando un metallo viene modellato fino a diventare racconto. Cambia il linguaggio, non l’intenzione: attraverso le mani e lo sguardo, ciò che è grezzo si fa espressione. È in questa affinità silenziosa tra cucina e arte orafa che si inserisce la presenza di Sonia Zahirpour, le cui opere dialogheranno con i nostri spazi in un momento dedicato alla creatività femminile, domenica 8 marzo.
La storia insegna una cosa semplice: quando il talento resta invisibile, la comunità si impoverisce; quando viene riconosciuto, diventa esempio, genera valore, apre possibilità. Arte e cucina condividono questa stessa responsabilità: trasformare la materia in significato, dare voce a chi ha sempre creato nell’ombra e lasciare un segno che resta.

E, a proposito di trasformazioni, la natura, qua fuori, sta portando la primavera nel bosco.

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