Alcune tradizioni non hanno bisogno di essere spiegate.
Vivono nei gesti che si ripetono, nei tavoli che si allungano nei giorni di festa, nei piatti che tornano perché qualcuno ha continuato a prepararli allo stesso modo. La cucina italiana esiste così: come un’abitudine condivisa, più che come un racconto da celebrare.
È per questo che il recente riconoscimento dell’UNESCO ha un significato particolare. Essere diventati Patrimonio Culturale Immateriale non riguarda ciò che si mangia, ma ciò che accade prima e intorno: il cucinare insieme, il tramandare un sapere, l’ascoltare le stagioni, il sedersi a tavola come atto di relazione. Una cucina viva perché viene praticata, condivisa e trasmessa, che intreccia mani, territori e comunità. Dentro questi gesti si muovono secoli di storie regionali. Cucine nate dalla necessità e dall’ingegno, modellate da ciò che la terra offriva in quel momento preciso dell’anno. Piatti che cambiano da valle a valle, da città a città, ma che conservano un principio comune: ascoltare la stagione, trasformarla in cibo, condividerla. È così che questa cucina ha costruito la propria identità.
Ed è anche così che ha attraversato i confini. Nel mondo, la cucina italiana è diventata sinonimo di convivialità, di famiglia, di festa. Anche per noi è sempre stato così: ogni tavolo, ogni pasto, ogni gesto nasce dalla stessa attenzione e dal desiderio di condividere. L’Italia è festa e aggregazione, non solo durante le ricorrenze; il cibo resta un punto d’incontro, un linguaggio semplice per ritrovarsi e riconoscersi, in ogni stagione. Soprattutto in questo periodo, quando la convivialità torna a farsi più intensa e palpabile.
Gennaio arriva con un bisogno preciso.
Di ordine, di chiarezza, di ritorno all’essenziale. È il mese dei buoni propositi, delle scelte che non fanno rumore, delle basi da cui ripartire.
Un piatto nasce allo stesso modo.
Da una materia prima scelta con attenzione, dal rispetto di ciò che la stagione offre, dal gesto iniziale che ne precede ogni altro. È lì che comincia davvero. È lì che trova senso.
Forse è questo, in fondo, il segreto: non ciò che arriva alla fine, ma ciò che accade al principio.
Vi aspettiamo a tavola… per cominciare insieme da qui!

