UNA VOLTA, C’ERA UNA VOLTA…
Cambiare è necessario. Ma non tutto ciò che appartiene al passato deve essere lasciato indietro.
In questi giorni basta guardarsi intorno per accorgersi di quanto sia difficile tenere insieme queste due cose. Le piazze si riempiono, le opinioni si allontanano, il bisogno di affermare qualcosa rischia spesso di trasformarsi nella necessità di negare qualcos’altro.
Eppure crescere, cambiare, innovare non dovrebbe significare cancellare.
Per noi la tradizione non è mai stata qualcosa da conservare immobile. È fatta di gesti, di abitudini, di valori ricevuti da chi è venuto prima e della responsabilità di capire cosa farne oggi.
La nostra storia è passata attraverso generazioni diverse, ognuna con il proprio modo di vedere il lavoro, la famiglia, l’ospitalità e la cucina. Qualcosa è rimasto. Molto è cambiato. Ed è proprio in questo rapporto tra ciò che resta e ciò che si trasforma che continuiamo a riconoscerci.
Qualche settimana fa Amalia ha ricevuto il Premio Mulier – Clara Galotta, un riconoscimento che ha voluto sottolineare anche la capacità di innovare nel proprio percorso professionale.
Quella parola ci appartiene più di quanto possa sembrare.
Innovare, per noi, non significa cominciare ogni volta da zero. Significa sapere da dove arriviamo e avere la libertà di cambiare strada senza perdere il punto di partenza. Portare avanti qualcosa non perché è sempre stato fatto così, ma perché continua ad avere un significato.
È un equilibrio difficile da trovare.
Tra memoria e cambiamento. Tra rispetto e libertà. Tra ciò che riconosciamo e ciò che ancora non conosciamo.
Anche la cucina vive dello stesso equilibrio.
Un piatto può nascere da una ricetta antica e diventare qualcosa di completamente diverso senza smettere di raccontarne l’origine.
È quello che abbiamo fatto partendo dalla pasta e fagioli.
Siamo partiti da quattro varietà di fagioli. Li abbiamo tostati, concentrati, lasciati cambiare lentamente fino a ottenere un fondo scuro, intenso, in cui il sapore originario resta riconoscibile ma acquista un’altra profondità.
Anche ciò che nella ricetta tradizionale arrivava dal lardo, dalla pancetta o dal guanciale non viene cancellato: ne cerchiamo l’eco altrove, in una spuma di cannellini molto pepata e in un olio alle erbe appena affumicato.
Il punto non è rifare questo piatto come lo conosciamo. È riconoscerlo, anche quando cambia forma.
Ed è così che nasce la nostra Pasta&Fagioli 2026.
Una volta, c’era una volta… e poi qualcuno ha deciso di raccontarla ancora.

