DOVE VOLANO GLI OCCHI
Mostra Fotografica di Albertina Vago
inaugurazione 17 giugno 2007 ore 11,00
la mostra resterà aperta fino al 30 settembre 2007
“Il viaggio è una scoperta… non potrei fare un passo senza la mia macchina fotografica”. Queste parole, dette o forse confessate durante la sua mostra personale a Garda, sintetizzano il suo modo di essere quando scorge un segnale di luce in una qualsiasi delle parti del mondo dove, da turista interessata viene a trovarsi.
Un fotografo, o , in questo caso una fotografia, può nascere in qualsiasi momento della sua vita. Non presto in questo caso, e neppure tardi da non poter sentire tutti quegli interessi espressivi verso l’immaginario dei suoi colori e delle sue ombre.
Forse in questo modo di “vedere” c’è un maestro. Le fotografie di Ivano Bolondi, la vicinanza spirituale nell’accettazione di specifiche espressioni del bello divengono palesi negli “sfocati” nelle “ombre”, vuoi di esseri umani, che appaiono spesso, come componenti importanti delle sue immagini.
La distinzione sta nella personalizzazione di questi elementi comuni, nel renderli propri. Albertina lo fa ricorrendo alla propria sensibilità, agli elementi culturali che formano il suo bagaglio visivo. Il colore, per esempio, e la composizione. Sempre queste componenti entrano nella scena che lei ha scelto per esprimersi. La particolarità riconoscibile nelle sue fotografie sta in una sorta di sipario semiaperto, di tendaggio sospeso, che lei interpone tra la realtà visiva e quella riportata. Può bastare l’effetto di sfocatura dei primi piani dovuto al teleobiettivo, può bastare una figlia che si intromette tra lei e un tramonto a produrre l’effetto.
E’ sempre un vedere che si trasforma in sentire.
Non c’è un mistero, ma se ci fosse, lo scopriremmo in quella frase “ non potrei fare un passo senza la mia macchina fotografica.”.
DOVE VOLANO GLI OCCHI
Nel preparare questa mostra l’autrice ha voluto analizzare e poi farci partecipi delle diverse dimensioni percettive della fotografia per coinvolgerci nel complesso processo creativo che sta all’origine di un’immagine.
La prima dimensione è tipica della fotografia, ed è quella dell’ istante della vasta realtà fotografata, che nessuno conosce e della quale nessuno sa niente veramente, nemmeno chi fotografa. Riprende un attimo e solo un attimo di ciò che veramente esiste in uno spazio fisico e temporale, che non sarà mai possibile ripetere nè capire per intero nel momento dello scatto, nè in seguito guardando l’immagine scattata.
La seconda è comune alla pittura, ed è nella mente del fotografo quando fa le sue scelte e realizza le sue idee per cercare di trasmetterle ad altri. Oggi molta ricerca sta andando verso una fotografia di interpretazione per il desiderio di staccarsi dal concetto di fotografia interprete della realtà (ormai ben conosciuta) e produrre “immagini” del reale filtrato dal pensiero individuale.
Una terza nasce nell’osservatore che viene coinvolto in un mondo non suo, ma nel quale è trasportato più o meno intensamente a seconda della sua abitudine alla visione, del suo vissuto, della sua sensibilità estetica e critica, della sua cultura; in sostanza, della sua realtà.
Infine una quarta si costruisce con l’aggiunta di elementi letterari (titoli, poesie o altro) che l’autore utilizza abbinati all’immagine più o meno simbolicamente. Quando mancano questi elementi, spesso l’osservatore cerca spiegazioni, per avere dall’immagine tutte le informazioni che lo incuriosiscono. Titoli e didascalie conducono ad interpretare l’immagine secondo il desiderio dell’autore, ma a volte possono essere utilizzati per fuorviare o manipolare la realtà (come spesso avviene nelle foto realistiche e/o di reportage)..
Quando Albertina, come in questo caso, invece di un titolo, abbina all’immagine uno scritto capace di originare immagini autonome esso stesso, decide come intento principale, di trasportare l’osservatore contemporaneamente in diverse dimensioni mentali invogliandolo ad una osservazione particolarmente coinvolgente.
C’è poi comunque nell’insieme delle opere il desiderio di dare un’interpretazione positiva della realtà, far pensare che intorno a noi c’è anche la bellezza, la gioia di vivere, il sogno.
Con queste immagini di una realtà volutamente più suggerita che descritta, l’autrice vorrebbe trasmettere qualcosa di positivo ed appagante, che a ciascuno faccia vibrare le corde più sensibili per fargli scoprire ed apprezzare ciò che ci può essere al di là del già pronto, riconoscibile e subito consumato tipico del mondo dell’immagine «normale».
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Gli aforismi sono nella quasi totalità di Alberto Casiraghy e sono stati tratti dai suoi volumetti
Albertina ringrazia vivamente
L’autrice
Diplomata a Brera, ha insegnato educazione artistica nelle scuole statali fino al 1989. Coinvolta poi nell’attività del marito che segue ancora oggi. L’attività fofografica è nata solo da qualche anno anche se in passato ha sempre amato la fotografia.- Il nuovo interesse è iniziato con la visione di Diaporama realizzati da fotografi di fama internazionale. Si è avvicinata a questo mezzo di comunicazione con grande coinvolgimento ed ha realizzato lavori che sono stati apprezzati sia nei seminari Diaf sia nelle manifestazioni alle quali è stata invitata a proiettare. Dall’immagine in dissolvenza con le affascinati terze immagini il passo verso la foto stampata, non proprio consueta, è stato breve. Ora coltiva entrambi gli aspetti e, nel fotografare va alla ricerca di immagini dove le visioni reali sono spesso solo suggerite.
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